RICCARDO
PAMPURI BEATO – Giovanni Paolo II
Erminio Filippo Pampuri, decimo di undici figli, a 24 anni è medico condotto e a 30 anni entra nell’Ordine Ospedaliero di san Giovanni di Dio (Fatebenefratelli). Solo tre anni dopo moriva.
È
una figura straordinaria, vicina a noi nel tempo, ma più vicina
ancora ai nostri problemi ed alla nostra sensibilità. Noi ammiriamo
in Erminio Filippo, diventato nell’Ordine Fra Riccardo Pampuri, il
giovane laico cristiano, impegnato a rendere testimonianza
nell’ambiente studentesco, come membro attivo del Circolo
Universitario “Severino Boezio” e socio della Conferenza di san
Vincenzo de’ Paoli; il dinamico medico, animato da una intensa e
concreta carità verso i malati e i poveri, nei quali scorge il volto
del Cristo sofferente. Egli ha realizzato letteralmente le parole,
scritte alla sorella suora, quando era medico condotto: “Prega
affinché la superbia, l’egoismo e qualsiasi altra mala passione
non abbiano ad impedirmi di vedere sempre Gesù sofferente nei miei
malati, Lui curare, Lui confortare. Con questo pensiero sempre vivo
nella mente, quanto soave e quanto fecondo dovrebbe apparirmi
l’esercizio della mia professione!”.
Lo
ammiriamo anche come religioso integerrimo di un benemerito Ordine,
che, nello spirito del suo Fondatore san Giovanni di Dio, ha fatto
della carità verso Dio e verso i fratelli infermi la propria
missione specifica e il proprio carisma originario. “Voglio
servirti, o mio Dio, per l’avvenire con perseveranza ed amore
sommo: nei miei superiori, nei confratelli, nei malati tuoi
prediletti: dammi la grazia di servirli come servirei Te”: così
scriveva nei propositi in preparazione alla professione religiosa.
La
vita breve, ma intensa, di Fra Riccardo Pampuri è uno sprone per
tutto il Popolo di Dio, ma specialmente per i giovani, per i medici,
per i religiosi.
- Ai giovani contemporanei egli rivolge l’invito a vivere gioiosamente e coraggiosamente la fede cristiana; in continuo ascolto della Parola di Dio, in generosa coerenza con le esigenze del messaggio di Cristo, nella donazione verso i fratelli.
- Ai medici, suoi colleghi, egli rivolge l’appello che svolgano con impegno la loro delicata arte animandola con gli ideali cristiani, umani, professionali, perché sia una autentica missione di servizio sociale, di carità fraterna, di vera promozione umana.
- Ai religiosi ed alle religiose, specialmente a quelli e quelle che, nell’umiltà e nel nascondimento, realizzano la loro consacrazione fra le corsie degli ospedali e nelle case di cura, Fra Riccardo raccomanda di vivere lo spirito originario del loro Istituto, nell’amore di Dio e dei fratelli bisognosi.
RICCARDO
PAMPURI SANTO – Giovanni Paolo II
Solennità
di Tutti i Santi - Mercoledì, 1° novembre 1989
“Beati
i misericordiosi . . . Beati i puri di cuore” (Mt 5, 7-8).
In
appena trentatré anni, quali quelli del Cristo da lui amato sopra
ogni cosa, la vita di san Riccardo Pampuri fu
tutta un dono, a Dio e ai fratelli:
- come giovane apostolo tra gli studenti universitari,
- tra i militari in trincea durante gli orrori della guerra,
- tra i fedeli della parrocchia dove fu medico condotto.
Seguendo
poi la sua vocazione personale, egli entrò nell’ordine dei
Fatebenefratelli, perché attratto dallo specifico ministero di
questa famiglia religiosa di natura laicale, sorta per un servizio di
carità anche eroica verso gli infermi, e verso i sofferenti più
poveri.
In
una comunità che doveva fare della misericordia il motto principale
del proprio ministero, san Riccardo sentì di dover rispondere con un
nuovo segno ed una nuova disponibilità a Cristo, “con una
corrispondenza sempre più pronta e generosa, con un abbandono sempre
più completo, sempre più perfetto nel Cuore Sacratissimo di Gesù”
(Lettera alla sorella, 6 set. 1923).
Occorre
però ricordare che san Riccardo iniziò il suo cammino di
santificazione nel contesto dell’intensa spiritualità dei laici,
proposta dall’Azione Cattolica. Per questo, sia come
adolescente che come giovane studente e professionista,
- s’impegnò nel lavoro di formazione con l’aiuto di una attenta direzione spirituale,
- facendo degli esercizi spirituali un suo impegno forte
- e attingendo alla pietà eucaristica l’energia necessaria per proseguire nonostante le difficoltà.
Soprattutto
egli penetrò il messaggio della carità evangelica alla luce della
meditazione e della preghiera, trascorrendo intensi tempi di
contemplazione accanto all’Eucaristia, e dedicandosi poi, con una
sensibilità particolarmente acuta, ai sofferenti in ogni
circostanza.
Come
non essere toccati dalle parole con cui san Riccardo si rivolgeva, in
un ultimo colloquio, al suo direttore spirituale: “Padre, come
mi accoglierà Iddio? . . . Io l’ho amato tanto, e tanto lo amo”.
In questo intenso amore sta il supremo valore del carisma di un vero
fratello dell’ordine di san Giovanni di Dio, la cui vocazione
consiste proprio nel riproporre l’immagine di Cristo per ogni uomo
incontrato nel proprio cammino, in un rapporto fatto di amore
disinteressato e alimentato alla sorgente di un cuore puro.
- “Chi salirà il monte del Signore / chi starà nel suo luogo santo?” (Sal 24, 3)
- “Chi ha mani innocenti e cuore puro, / chi non pronuncia menzogna” (Sal 24, 4).
- “Del Signore è la terra e quanto contiene, / l’universo e i suoi abitanti” (Sal 24, 1).
- Davvero: “beata la generazione che cerca il Signore, che cerca il volto del Dio di Giacobbe” (cf. Sal 24, 6).
- Beati coloro che “dopo essere diventati simili a lui, lo vedono così come egli è (cf.1 Gv 3, 2). Amen.
